17 Giugno 2024
trattamento della sindrome da immobilizzazione nell’anziano con le tecniche oss.

Trattamento della sindrome da immobilizzazione nell’anziano con le tecniche oss

La sindrome da immobilizzazione è una condizione che si verifica quando una persona anziana rimane a letto o in una posizione fissa per un lungo periodo di tempo, a causa di una caduta, di una malattia o di altri fattori. Questa situazione comporta una serie di conseguenze negative per la salute fisica e mentale dell’anziano, che interessano i vari apparati del corpo, come il respiratorio, il cardio-circolatorio, il locomotore, il gastrointestinale, il genito-urinario, il cutaneo e il nervoso.

Per prevenire o ridurre gli effetti della sindrome da immobilizzazione, è fondamentale intervenire con una serie di misure che favoriscano la mobilizzazione e la stimolazione dell’anziano, sia a livello motorio che cognitivo e affettivo. In questo ambito, il ruolo dell’operatore socio sanitario (oss) è essenziale, in quanto è la figura professionale che si occupa quotidianamente dell’assistenza e della cura dell’anziano, sia in ambito ospedaliero che domiciliare.

Le tecniche oss per il trattamento della sindrome da immobilizzazione si basano su alcuni principi fondamentali, che sono:

– La valutazione delle condizioni dell’anziano, tenendo conto delle sue capacità residue, delle sue esigenze, delle sue preferenze e dei suoi obiettivi.
– La pianificazione di un piano assistenziale personalizzato, che preveda interventi mirati e graduati, in collaborazione con il medico, l’infermiere e gli altri operatori sanitari coinvolti.
– L’esecuzione di attività di igiene, di alimentazione, di somministrazione di farmaci e di prevenzione delle complicanze, seguendo le norme di sicurezza e di rispetto della privacy e della dignità dell’anziano.
– La promozione della mobilizzazione dell’anziano, attraverso esercizi di fisioterapia, di stretching, di massaggio, di cambio di posizione e di deambulazione, secondo le indicazioni del fisioterapista e le possibilità dell’anziano.
– La stimolazione dell’anziano, mediante attività ludiche, ricreative, educative e sociali, che favoriscano il mantenimento o il recupero delle funzioni cognitive, emotive e relazionali dell’anziano, nonché il suo benessere psicologico e la sua autostima.
– La comunicazione con l’anziano, utilizzando un linguaggio chiaro, semplice e adeguato, ascoltando le sue richieste, i suoi bisogni, i suoi sentimenti e le sue opinioni, mostrando empatia, comprensione e rispetto.
– La formazione e il supporto ai familiari e ai caregiver dell’anziano, fornendo loro informazioni, consigli, suggerimenti e assistenza, al fine di coinvolgerli attivamente nel processo di cura e di migliorare la qualità della vita dell’anziano e dei suoi cari.

sindrome da immobilizzazione

Queste tecniche oss, se applicate correttamente e con continuità, possono contribuire in modo significativo al trattamento della sindrome da immobilizzazione nell’anziano, prevenendo o limitando le sue conseguenze negative, favorendo il recupero o il mantenimento delle sue funzioni vitali, migliorando la sua qualità della vita e il suo grado di autonomia e di partecipazione sociale.

Riabilitazione dell’anziano con sindrome da immobilizzazione

Un aspetto fondamentale del trattamento della sindrome da immobilizzazione è la riabilitazione, che ha come obiettivo il ripristino delle varie funzioni e la prevenzione dell’aggravamento della disabilità. La riabilitazione deve essere personalizzata in base alle caratteristiche e alle necessità di ogni anziano, e deve coinvolgere diversi operatori sanitari, tra cui l’oss.

I principali elementi della riabilitazione dell’anziano con sindrome da immobilizzazione sono:

– L’attenta valutazione delle capacità funzionali e residue dell’anziano, attraverso anche l’uso di scale di valutazione. Queste servono a misurare il grado di autonomia e di dipendenza dell’anziano nelle attività di vita quotidiana, come l’alimentazione, l’igiene personale, il vestirsi, il trasferimento, la deambulazione e la comunicazione.
– L’adattamento delle capacità residue dell’anziano all’ambiente circostante e viceversa. Questo significa che si deve cercare di rendere l’ambiente il più confortevole e sicuro possibile per l’anziano, eliminando le barriere architettoniche e fornendo gli ausili necessari, come le stampelle, il deambulatore, il bastone, la sedia a rotelle, il letto ortopedico, il materasso antidecubito, il sollevatore, il cuscino antireflusso, il catetere, il pannolone, ecc.
– Il perseguimento di obiettivi realistici e non utopici. Questo significa che si deve tenere conto delle potenzialità e dei limiti dell’anziano, e non pretendere di ottenere risultati impossibili o eccessivi. Gli obiettivi devono essere condivisi con l’anziano e i suoi familiari, e devono essere rivisti periodicamente in base ai progressi o ai cambiamenti. Alcuni esempi di obiettivi sono il controllo del dolore, il miglioramento del range of motion (l’ampiezza del movimento articolare) e delle catene cinetiche (i gruppi di muscoli e articolazioni coinvolti in un movimento), la prevenzione delle ulcere da decubito, la riduzione del rischio di infezioni, la stimolazione dell’appetito, la regolarizzazione dell’alvo, la gestione dell’incontinenza, il recupero della deambulazione, ecc.
– La prevenzione di disabilità secondarie e di complicanze legate all’immobilizzazione. Questo significa che si deve monitorare costantemente lo stato di salute dell’anziano, e intervenire tempestivamente in caso di problemi o anomalie. Alcune delle complicanze più frequenti e gravi dell’immobilizzazione sono le polmoniti, le trombosi venose, le embolie polmonari, le insufficienze cardiache, le ipotensioni ortostatiche, le anemie, le disidratazioni, le malnutrizioni, le stipsi, le infezioni urinarie, le ulcere da decubito, le contratture, le atrofie muscolari, le osteoporosi, le fratture, le cadute, le depressioni, le demenze, le delusioni, le ansie, le fobie, le alterazioni del sonno, le perdite di memoria, le difficoltà di concentrazione, le diminuzioni delle capacità cognitive, ecc.
– L’intervento sul soggetto a 360°, prendendosi cura della sua individualità. Questo significa che si deve considerare l’anziano come una persona a tutto tondo, e non solo come un corpo malato o disabile. Si deve quindi occupare dell’area psicofisica, sociale, ambientale e funzionale che lo riguarda, cercando di soddisfare i suoi bisogni e le sue aspettative, e di valorizzare le sue risorse e le sue potenzialità. Si deve anche rispettare la sua storia, la sua cultura, i suoi valori, le sue credenze, le sue abitudini, i suoi gusti, le sue scelte, i suoi diritti e i suoi doveri.

La riabilitazione si può poi definire specifica, quando va ad occuparsi in particolar modo del soggetto anziano colpito da una malattia che porta alla disabilità, al fine di recuperarlo al maggiore grado di autonomia possibile. Essa comprende le forme di riabilitazione intensiva o sub-intensiva post acuzie, che si attuano perlopiù in ambienti ospedalieri nei reparti di riabilitazione, in lungodegenza o in istituti riabilitativi. Queste forme di riabilitazione sono rivolte all’anziano che vede ridursi notevolmente la propria capacità fisica, in conseguenza di un’immobilità indotta da uno stato di malattia.

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