17 Giugno 2024
La retina artificiale 'made in Italy', impiantata in modelli animali portatori di una mutazione spontanea in uno dei geni implicati nella Retinite pigmentosa umana

Passi avanti, grazie alla tecnologia tricolore, nella lotta alla retinite pigmentosa e altre patologie della vista e della Renita.

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature materials, i ricercatori dell’IIT, guidati da Fabio Benfenati, hanno spiegato non solo di essere riusciti a ripristinare in un gruppo di cavie la capacità di orientarsi alla luce, ma anche altre attività legate alla funzionalità degli occhi, attivate a distanza di dieci mesi dall’impianto di questo nuovo tipo di retina artificiale.

La sperimentazione

I topolini, che non potevano vedere perché erano portatori di una mutazione in uno dei geni che è legato alla retinite pigmentosa, oltre alla capacità di orientarsi, hanno dimostrato di aver ripristinato il riflesso pupillare, le risposte corticali elettriche e metaboliche agli stimoli luminosi e la capacità di discriminazione spaziale (acuità visiva).

renita

I partecipanti alla ricerca

Allo studio e alla realizzazione della retina hanno partecipato anche ricercatori del Centro di Neuroscienze e Tecnologie Sinaptiche (NSYN) di Genova e Centro di Nanoscienze e Tecnologie (CNST) di Milano in collaborazione con il Dipartimento di Oftalmologia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona), Innovhub-SSI Milano e l’Università dell’Aquila che hanno utilizzato anche finanziamenti della Fondazione Telethon, del ministero della Salute e da fondazioni private.

La retina artificiale ‘made in Italy’, impiantata in modelli animali portatori di una mutazione spontanea in uno dei geni implicati nella Retinite pigmentosa umana, “è stata in grado di ripristinare il riflesso pupillare, le risposte corticali elettriche e metaboliche agli stimoli luminosi, la capacità di discriminazione spaziale (acuità visiva) e l’orientamento degli animali nell’ambiente guidato dalla luce”, spiegano i ricercatori, annunciato l’intenzione di passare ai test sull’uomo nella seconda metà di quest’anno. Questo importante recupero funzionale “è rimasto efficace per oltre 10 mesi dopo l’impianto della retina artificiale, senza causare infiammazione dei tessuti retinici o dalla degradazione dei materiali costituenti la protesi”.

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