17 Giugno 2024
medici a chiamata universoss

Medici a chiamata pro e contro

Al giorno d’oggi i nostri adorati medici, sono assunti a chiamata dalla sanità pubblica,

Secondo il Simeu, circa il 70 % delle strutture pubbliche li utilizza.

Dopo tutto sono i medici che si licenziano dal settore pubblico, perchè per loro è più conveniente lavorare a gettone tramite agenzia di somministrazione lavoro, con costi moltiplicati per l’azienda sanitaria nazionale.

Le aziende per un solo turno di lavoro pagano i “medici in affitto” anche più di 1.000 euro, fino a 3.600 euro per 48 ore di lavoro in caso di più turni.

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Però in tutto questo ci sono anche degli aspetti negati per i medici sul lavoro a chiamata: non ci sono regole né orari, così spesso capita di trovarsi di fronte medici che sono in piedi da 48 ore, con tutti i rischi del caso non solo per la salute del medico stesso ma anche per quella del paziente.

Al professionista  medico incardinato nell’organico vengono riconosciuti contributi e indennità (120 euro a turno per il Pronto Soccorso, più lo stipendio) che non sono dovuti ai professionisti «a chiamata».

Ogni giorno in Italia sette medici decidono di abbandonare gli ospedali pubblici (+39% nel 2021) a causa delle condizioni lavorative insostenibili, dell’eccessivo carico di responsabilità e degli stipendi troppo bassi rispetto alla media europea.

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Il medico a chiamata, una scelta delle sanità pubblica

Questo personale medico a chiamata viene assunto da  agenzie di somministrazione lavoro che incassano una parte del cospicuo pagamento. Questo è uno spreco riconosciuto da tutti gli esperti del settore come spesa irragionevole e anti-economica, ma in molti casi senza alternativa per la carenza di personale strutturato, assunto direttamente dai poli sanitari pubblici. Costa alle casse pubbliche 100 euro all’ora: tre quarti vanno al medico, un quarto alla società di intermediazione.

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I conti sono facili da farsi,  un assegno da 1.200 euro che attira medici (che spesso non hanno conseguito la specializzazione, ma sono comunque impiegabili in Pronto Soccorso) , spesso per pochi giorni a settimana, in modo da concentrare due o tre turni nel più breve tempo possibile prima di tornare a casa.

Tutto questo attira anche medici fuori sede, soprattutto del centro e del sud Italia, che fanno in trasferta a fare il medico a chiamata.

La complessa situazione dell’interinale riguardo ai medici a chiamata

La questione dell’interinale è complessa, prima di tutto per la qualità del servizio. “La legge 502 del 1992 prevede che, per l’accesso ai concorsi della sanità pubblica, sia necessario per i medici possedere una specializzazione ma dal momento che entra in gioco un terzo soggetto, è questo a dover garantire la qualità. Criteri di selezione comuni infatti non sono ancora stati definiti: spesso l’unico requisito richiesto dalle agenzie o dalle società che forniscono personale esterno agli ospedali è che i medici siano iscritti all’ordine. Ci sono quindi anche medici senza esperienza, non specializzati, medici in pensione o stranieri che non parlano la lingua. È poi il bando stesso emesso dalla struttura sanitaria a definire le caratteristiche del professionista da reclutare, ma a volte pur di trovare il personale si abbassano i requisiti richiesti.

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La beffa ai conti del sistema sanitario

Così avviene la beffa per i medici assunti con regolare contratto e per i cittadini che spesso incontrano nel loro cammino medici non riposati. Così la salute dei cittadini è in mano a medici meno preparati e titolati dei loro colleghi strutturati e di lunga esperienza, che lavorano per metà del compenso.

La legge finanziaria del 2010 ha fissato un tetto di spesa per il personale sanitario, che non deve superare il livello della spesa del 2004 ridotta dell’1,4%. “Questo ha impedito di fare nuove assunzioni e di pagare adeguatamente i professionisti”

Nel frattempo, per aggirare questa norma, le strutture sanitarie stipulano contratti con le agenzie e le società che inviano medici a chiamata, il che va a pesare sul capitolo di bilancio non del personale, bensì su quello di beni e servizi, che è lo stesso dove rientra anche l’appalto per la mensa o per le pulizie. In questo modo, anche se il pronto soccorso formalmente resta aperto, le prestazioni erogate sono di fatto molto diverse: dichiarare la chiusura di un servizio sarebbe un fallimento troppo grosso, così stiamo fallendo in maniera sotterranea. A oggi un paziente che entra in ospedale non ha la garanzia che il medico che lo visita abbia tutte le competenze richieste per essere lì

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Altre problematiche dei medici a chiamata

I medici che lavorano a chiamata non riescono a inserirsi nell’équipe medica, non possono contribuire a creare un gruppo di lavoro da far crescere, mentre chiaramente l’ospedale non investe nella loro formazione.

L’incremento dei medici a chiamata è frutto di un incrocio di condizioni: pensionamento di un consistente numero di medici che hanno iniziato a lavorare all’inizio degli anni Ottanta (oggi molto attivi nella sanità privata), senza che vi sia l’organico sufficiente a rimpiazzarli.

Questo fenomeno del medico a chiamata riguarda 15 mila professionisti medici per un totale di 18 milioni di singole prestazioni erogate nell’ultimo anno.

Il dato emerge dall’indagine della Simeu (Società italiana della medicina di emergenza-urgenza). In Piemonte ed in Toscana fa ricorso ai medici a chiamata il 50% degli ospedali, il 70% in Veneto, il 60% in Liguria. In Friuli-Venezia Giulia, nelle Marche e in Molise, non c’è un solo ospedale che non ricorra ai medici a chiamata, provenienti dalla Calabria e persino da fuori Europa.

1 thought on “Medici a chiamata, soldi doppi rispetto ai loro colleghi

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